G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno primo/5, La
filosofia greca incontra l' thos di Roma. CapitoloNove. Cicerone.

10) Cicerone. I filosofi disprezzano la pratica politica.
Cicerone, il quale ha della politica un'esperienza diretta e sa
quanto la pratica di essa sia importante, considera
l'atteggiamento dei filosofi contraddittorio. Nella critica sono
presi di mira soprattutto Platone ed Epicuro.
De re publica, I, 6 (vedi manuale pagina 193-194).
    Non c' dunque possibilit di soccorrer lo Stato
occasionalmente o quando tu lo desideri, sebbene esso sia
incalzato dai pericoli, salvo che tu ti trovi in una posizione che
ti permetta di farlo. Nei discorsi dei filosofi mi sembra
stupefacente in un modo straordinario proprio questo, che appunto
costoro che affermano di non poter fare i nocchieri durante la
bonaccia, per non averlo imparato n essersi mai curati di
saperlo, i medesimi poi dichiarino di esser disposti a mettersi al
timone nel pieno infuriare della tempesta. Costoro infatti
predicano e si vantano di non aver mai appreso n di insegnare
alcunch di attinente ai princpi della fondazione e della
conservazione degli Stati, e considerano tale conoscenza come
riservata non gi ai filosofi ed ai saggi ma ai tecnici della
materia. Perch allora promettere la propria opera allo Stato per
allora soltanto quand'essi vi si trovino costretti dalla
necessit? mentre poi non sanno reggerlo quando non incalza nessun
rischio ed  molto pi agevole. E quand'anche fosse vero che il
saggio non  solito scendere nel pubblico aringo, salvo non
ricusare tale cmpito quando vi sia costretto dai tempi, ci
nondimeno riterrei che per nulla egli dovrebbe trascurare questa
conoscenza dei problemi politici, in quanto dovrebbe apprestare
tutti quei dati di cui non sa se un giorno o l'altro non debba
servirsi

 (Cicerone, Opere politiche e filosofiche, UTET, Torino, 1953,
volume I, pagine 85-86).

